Selon Luigi Odescalchi (XIXe s.), la Grande Pyramide de Guizeh n’est qu’un “amoncellement de blocs de pierre”, servant de “couvercle” à la Chambre du Roi

Publié le par pyramidales

Dans son ouvrage L’antica Memfi, ossia, Scorsa in Alessandria d’Egitto al Nilo, al Cairo, Eliopoli ed al’’antica Memfi, 1840, Don Luigi dei Conti Odescalchi se présente comme “capitaine instructeur de l’armée égyptienne”. À part cela, niente ! Rien !
Qu’enseignait donc ce gradé aux militaires égyptiens sur les pyramides de leur pays ?
Tout d’abord qu’elles ont été construites en grande partie avec des matériaux extraits sur place (nulle allusion aux monolithes de la Chambre du Roi), les blocs ayant été hissés à l’aide d’une antique machine (référence implicite à Hérodote).
Les pyramides de Guizeh sont ensuite décrites comme inspirées par l’habitude qu’avaient les anciens Égyptiens d’élever des monceaux de pierres sur les sépultures de leurs défunts, pour les protéger et en reconnaître l’emplacement.
Ainsi en est-il entre autres de la Grande Pyramide, où le sarcophage, tel qu’on le voit encore aujourd’hui dans la Chambre du Roi, est indigne d’un souverain. Il s’agit plutôt d’un bassin pour les ablutions.
D’où la conclusion de l’auteur : la vraie Chambre du Roi “existe encore dans les entrailles de la montagne, au milieu d’un puits très profond”, conformément à l’usage de la nécropole memphite.

Auteur inconnu

“Fu mai sempre consuetudine di porre sopra il defunto un mucchio di pietre, sia per riconoscerne il luogo, sia per meglio assicurarlo onde non vengagli recata ingiuria. La sua grandezza era a misura della possibilità del morto : un principe in conseguenza doveva più che gli altri far risplendere la sua possanza in una maggior elevazione, che ristretta ad un sol punto ne stabilì poi la forma di una piramide.


Des montagnes qui sont des “arguments manifestes” de faste et de tyrannie
Fra le piramidi quelle di Gizhè occupano di certo il primo posto. S'innalzano esse orgogliose al Cielo nella nudità e nel silenzio, ove sembrano aversi voluto eternamente isolare. Malagevole cosa sarebbe l'esprimere ciò che si risente appressandosi alle loro basi, dopo aver traversato una fra le belle pianure del Mondo. La copia delle rimembranze si delle prosperità che degli infortuni di quest antichissima contrada, da Abramo incominciando infino agli ultimi suoi re, vi opprime ; e commosso n'è l'animo all'aspetto di quelle piramidali montagne manifesti argomenti e di fasto e di tirannìa. (...)


Les blocs ont été hissés à l’aide d’une “antique mécanique”
La piattaforma sulla quale sono elevate le prime due piramidi sorte sopra uno sprone della catena Lìbica non più alto di cinquanta piedi. La base della prima piramide detta Cheops è di settecentoquarantasei piedi e di quattrocentosessantuno di elevazione : ventiquattro piedi più alta della Basilica di S. Pietro in Roma, e cento diciassette di quella di S. Paolo in Londra. Sembra che l'occhio vi si riposi in calma, scorso che abbia una si grande dimensione. I suoi prodigiosi massi di pietra calcarea non sono mai sempre uguali, ma hanno però tutti la forma d'un prisma. Questi non sono così duri come si reputano ; n'è il clima che diligentissimo li custodisce, perocchè nè i freddi, nè le piogge d'oltremare non comporterebbero di certo.
I massi formano tanti scaglioni in numero di duecentoventitre, e sulla sommità havvi un quadrato di trenta piedi consistente in sei massi irregolarmente disposti, che l'antica meccanica ha saputo fin qui sopra sdrucciolare e sui quali le coltella de' visitatori hanno ambiziosamente scolpito i loro nomi. 


Les blocs ont été extraits, pour la plus grande partie d’entre eux, des environs des pyramides
Abbenchè Erodoto e Diodoro s'accordano nel dire che le pietre furono tratte dal monte Arabico Mokkattan e trasportate per acqua verso quello della Libia : non pertanto io credo fermamente che la maggior parte di queste sieno state levate dallo stesso dintorno, di quelle levigate all'infuori che ne ammantavano l'attuale superficie al pari delle poche rimase qual cappello alla piramide seconda ; le quali essendo più dure ed alquanto più bianche appartenevano per conseguenza ad una cava differente.
Questa piramide aveva guarnito il fianco esposto all'est di tre piramidette destinate solo a ricoprire i pozzi, che portano alle loro camere sepolcrali ; e quello al sud di otto grandi tombe presso che disfatte. Cessa di dar ombra a mezzo di quattordici giorni avanti l'equinozio. 


Intérieur de la Grande Pyramide
L'ingresso non è che un canale a pendìo lungo sessantacinque passi, alto tre piedi e sei pollici e largo similmente, il quale si dirige verso il centro. Alla sua estremità s'incontrano due massi di granito, che incastrati nel massiccio della costruzione si vuole formassero la prima chiusura a questo condotto misterioso, rappresentandovi al di sopra un tramezzo, ostacolo che ha confuso i primi che vi penetrarono e che ha renduto incerte le loro operazioni ; perchè tentarono una rottura orizzontale, ma infruttuosa ritornando sullo stesso cammino ; lavoro che per certo non fu di legger momento. Girato poi ch'ebbero attorno i due massi, li sormontarono, scoprendovi una gallerìa montante di cento e venti piedi e di una asprezza tale che fu forza fare dei tagli nel granito onde renderne la montata praticabile.
Giunti ad una specie di pianerottolo di circa quindici piedi in quadratura, trovasi a mano dritta un buco non più di due piedi sopra diciotto pollici di diametro, cui hanno dato forse per la sua conformità il nome di pozzo. Questo canale a piombo pendente fu il soggetto di tante congetture ; ma se prestiamo fede al Sig. Caviglia non è altro che un passaggio per discendere in una gallerìa inferiore ch'egli scoperse. (...)


Chambre de la Reine, Grande Galerie, Chambre du Roi
Sul medesimo pianerottolo evvi un passaggìo che porta ad una camera sotto il nome la “camera della Regina”, lunga diciotto piedi e due pollici, larga quindici e otto senza nessuno ornamento, nè iscrizione, nè sarcofago ; non presentasi che un canale a manca mano, che perdesi a pochi passi.
Si retrocede al suddetto pianerottolo e si monta alla grande e magnifica gallerìa parimenti ascendente, e qui avviensi ad un passo non poco disagevole. Conta questa galleria centottanta piedi di lunghezza e sei piedi e sei pollici di larghezza, alta quaranta e più piedi, divisa in otto scompartimenti, ed al di sopra costruita come suol dirsi a schiena di mulo. Due parapetti la fiancheggiano di diciannove pollici di diametro, aventi nello spazio di ogni tre piedi e sei pollici delle cavità o buchi molto ampii. Simili aperture in quelle sponde servirono non v'ha dubbio a montarvi il sarcofago e gli altri massi di fabbricazione, assicurandone a mezzo di qualche macchina il loro innalzamento sopra un cammino così inclinato.
Galleria di tal fatta dà l'ingresso al secondo piano, sopra il quale era la seconda chiusura, che hanno dovuto aprire con maggiore stento dell'altra, perchè medesimamente in granito, di bene tredici piedi di grossezza, la più complicata nella sua costruzione e quella che più di tutte ci offeriva un'idea dell'inviolabilità che ponevano gli Egiziani ai loro sepolcri

Cliché Jon Bodsworth

Proseguendo si entra nella camera del Re, sita al di sopra di quella della Regina ed a centosessanta piedi circa al di sopra del suolo della piramide. È questa lunga trentadue piedi e cinque pollici, larga diciassette e due pollici ed alta diciannove : tutta di granito rivestita e sì ben unito che a pena si distingue il luogo, ove un masso finisce e l'altro comincia. Contiene essa una specie di avello aperto, lungo sei piedi ed undici pollici, largo tre e due, e profondo due e dieci ; ma ciò che è incomprensibile privo di fregi, di geroglifici, e di coperchio (1) ; a meno che l'operiere si fosse qui rifiutato di terminare il deposito ad un tiranno qual'era Cheops (...).
Non si ascende alle altre camere superiori della piramide che a mezzo di una grande scala di legno, fra le quali quella più sopra aperta dal Col. Wais (*) nel 1837 non è che una specie di sopra stanza molto bassa, in cui osservatisi che due finte porte, alle quali non si potrebbe tentare apertura a motivo che esse sono massi enormi di granito atti soltanto a sostenere il gigantesco monumento.”

(1) Questo non è punto l’egizio sarcofago ; ma un bacino piuttosto per le abluzioni. Accertati ne siamo dalla differenza della sua costruzione, e dagli avelli sepolcrali di gran lunga più vaghi e più ricchi che si trovano nelle tombe de'semplici privati. L'aspetto suo sarebbe quindi miserabilissimo per un principe tanto orgoglioso ed agiato, che nella sola costruzione della piramide investì, scrive Rollin, milleseicento talenti d'argento pari a quattro milioni e cinquecentomila lire ; che impiegò venti anni di tempo, centomila operai secondo Strabone, e trecentosessantamila al riferire di Diodoro. La vera camera onorata del corpo reale esiste ancora nelle viscere della montagna a mezzo d'un pozzo profondissimo giusta l'uso prescritto nella Necropoli, come avrete di già osservato nel piano delle mummie Memfite. Perciocchè ognuno ben vede che quest' immenso edificio è solo un accumulamento di massi, un coperchio irremovibile alla mano avara dell'uomo. Farebbe mestieri abbatterne una infino alle sue fondamenta, onde non solo mettere in aperto le altre camere laterali, ma l' ingresso eziandìo del pozzo o della discesa, che alla real tomba conduce. Le piramidi di Darjour, quella in singolar modo la più ben conservata, mostrano benissimo aver sempre avuto libero l'ingresso alle loro camere, e così del pari tutte le altre piramidi, che sebben apparentemente non l'offrono, l'hanno però tutte a qualche profondità rivolto a settentrione. Ciò dunque a bastanza ci fa a credere che i corpi reali sarebbero stati in ogni tempo esposti ad essere violati se messi nelle camere oggidì aperte.all'occhio dei curiosi.
(*) lire : Vyse

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